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Ruggero Candeago

Ruggero Candeago

Belluno 20 settembre 1933 – 1969 - 28 novembre 2020

Aveva frequentato il collegio Ballerini della sua città dove ricevette una solida formazione cristiana. Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università cattolica di Milano, ha insegnato materie umanistiche presso le scuole professionali dell’Ente Nazionale Addestramento Lavoratori Commercio. Si trovò a confrontarsi con molti colleghi atei – anticlericali; credeva molto nel dialogo, soprattutto con chi partiva da posizioni molto lontane dalle sue, per cercare di trovare una sintesi dei (pochi) punti in comune.
Ruggero è stato un uomo colto, un "intellettuale": leggeva e scriveva moltissimo.
Accanto all’attività di insegnamento, dopo aver conseguito una ulteriore laurea in psicologia, ha aperto ed esercitato, anche in età avanzata, un’attività di accompagnamento e di terapia psicologica.
Fortemente impegnato in attività sia nel campo sociale, come consigliere provinciale e membro dell’ufficio Studi dell’Associazione Cristiana Lavoratori Italiani (ACLI), che in quello politico come consigliere comunale a Seregno e membro del direttivo di partito locale. Per le ACLI, non ha mai smesso di impegnarsi a preparare gli incontri della "Cattedra dei Piccoli", un’esperienza di lectio indirizzata ai Soci e simpatizzanti dell’Associazione.
Ruggero ha posto a fondamento della sua fede una solida base biblica, per questo partecipò a specifici corsi con affermati biblisti.
Nei suoi articoli pubblicati dal notiziario dell'Istituto ("Comunicare") emergeva la sua caparbietà per approfondire il rapporto fede e ragione, per distinguere il piano religioso dal civile, per unirli ad un fine superiore. Una delle sue ultime "indagini" è stata quella della distinzione tra valori assoluti e valori relativi, in cui sosteneva che l’unico valore assoluto in realtà è la rivelazione del Dio trinitario.
Sicuramente Ruggero ci ha insegnato ad avere un giusto atteggiamento di ricerca, talvolta critico verso le cose, una passione per le vicende umane senza banalizzazioni, a non dare tutto per scontato, evitando i cosiddetti "pregiudizi" da lui sempre combattuti.
In effetti Ruggero non si tirava indietro quando doveva affrontare questioni difficili, non aveva remore a manifestare un dissenso ma, dobbiamo riconoscere che sapeva sempre ascoltare i suoi interlocutori.
Col tempo ha lasciato incarichi diretti di primo piano nella sua città, privilegiando il ruolo di formazione e di preparazione culturale a sostegno dell’impegno di persone nella costruzione della "città dell’uomo". E questa sua passione l’ha svolta fino all’ultimo; le molte persone presenti ai funerali, nonostante le problematiche causate dalla pandemia, indicano la gratitudine dei suoi concittadini per questo suo servizio nascosto ma fecondo.
Il suo ultimo amore è stato verso i ROM (tra le categorie di poveri più disprezzate e tenute a distanza). La sua non era la classica elemosina di chi, conoscendo le nostre abitudini, ci aspetta anche .... fuori chiesa, come capitava a lui! I suoi interventi caritativi erano 'sostanziosi': viaggi di ritorno della famiglia in patria, cure mediche e interventi chirurgici, rifare il tetto di casa distrutto dall'incendio. E’ arrivato ad adottare una giovane coppia ROM con figli piccoli a tal punto che, oltre ad offrire loro un aiuto economico, ha trovato per loro una casa in muratura (facendo da garante verso la proprietà nel pagamento dell’affitto), così da poter abbandonare la tenda in cui avevano vissuto sino a quel momento.

 

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