Fausto Fugazza

Milano 3 aprile 1940 - 1972 - Chisinau (Moldavia) 26 marzo 2021
Lasciata presto la scuola per esigenze economiche familiari, aveva lavorato per diversi anni come meccanico e assistenza clienti presso un'azienda commerciale che importava macchine per ciclostile.
Successivamente riprendeva gli studi, desideroso di una maggior qualificazione professionale fino a conseguire il diploma di tecnico radiotrasmissioni.
Questo gli permise nel tempo di accrescere le competenze e lasciare il lavoro come dipendente per avviare una propria impresa con alcuni collaboratori, sempre nel campo della manutenzione di fotocopiatrici e ciclostili, attività che ha portato avanti fino alla pensione.
Da giovane aveva frequentato il “Cenacolo” (percorso vocazionale della diocesi milanese) fino al 1967,
anno nel quale iniziava il cammino di formazione nel nostro Istituto, indirizzato da Don Fedele Molteni,
parroco di Sant'Apollinare in Baggio - Milano.
Quando ancora vigeva la cosiddetta "cortina di ferro", Fausto decide di intraprendere alcuni viaggi,
portando aiuti umanitari in Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina, Lituania, Bulgaria, Romania, Jugoslavia,
Kosovo e infine in Moldavia: non c’è Paese dove non si sia infiltrato,
mettendo a repentaglio la propria incolumità personale, per portare denaro e dopo il crollo del regime sovietico,
Tir stracolmi di cibo, vestiti, scarpe. Per anni è partito da solo, in treno, in aereo, in auto, col visto turistico.
Fausto parlava il rumeno ed un poco anche il russo, gli piaceva l’avventura,
i rischi li sosteneva con determinazione e quasi con ironia.
Così sembra di vederlo nei suoi pittoreschi racconti di viaggi, soste, incontri con poliziotti,
stazioni di controllo che avrebbero scoraggiato chiunque.
Ultimamente si era stabilito nella regione ancora più povera accanto alla Repubblica Moldava, che è la Transnistria,
una striscia di terra che ha voluto rimanere fedele al regime comunista russo,
lui faceva lavori di idraulica, sistemava i collegamenti elettrici e molto altro;
Fausto non la finiva più di elogiare la gente di lì, la loro fede, la loro tenacia, la loro fedeltà alla preghiera.
La sua casa era un appartamento in un palazzo orrendo di un quartiere periferico di Chishinau,
con i muri scrostati, i giardini incolti, gli sgangherati giochi per i bambini, la puzza delle scale.
Varcata la soglia un'altra musica: un salottino dove Fausto riceveva e pregava, una cucina semplice ma ordinata,
uno studio con decine di faldoni.
In quei faldoni precisamente schedati c'erano tutti i suoi progetti in quella terra:
centinaia di container spediti dall'Italia verso la Moldova.
Lo aiutava una segretaria, una gentile signora che parlava un pò d’italiano,
tramite fondamentale per realizzare i progetti e districarsi nella giungla burocratica moldova.
Fausto aveva aiutato ad uscire dal terribile vortice della prostituzione alcune donne di quella terra;
aveva loro trovato un lavoro onesto a Milano, era stato loro vicino davvero come un padre.
Chishinau è una specie di Eldorado per persone che in Italia hanno avuto guai,
giunti in quella terra possono vivere senza problemi (il costo della vita è bassissimo);
Fausto parlava con loro perché facessero una riflessione sui loro doveri civili e morali.
Racconta di lui don Matteo Crimella: «Fausto stava seriamente pensando di trasferirsi più all’interno,
verso regioni più depresse, in quanto la capitale aveva ormai raggiunto un buon livello di vita.
La sua testimonianza di cristiano ormai anziano, segnato dall'età ma,
ancora desideroso di andare oltre, mi stupì e mi edificò moltissimo».