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Renato Vivenzi

Renato Vivenzi

Canzo (Como) 3 settembre 1944 - 1968 - 27 giugno 2022

Poco più che adolescente si trasferisce a Milano, vivendo in un pensionato della Fondazione Belloni che ospita, per lavoro e studio, giovani provenienti da varie parti d’Italia. Comincia a lavorare come operaio elettricista in una ditta di Cologno Monzese, mentre la sera studia presso la scuola Feltrinelli. Conseguito il diploma di perito elettrotecnico viene assunto presso l’ AEM (Azienda Elettrica Municipale di Milano). E’ appassionato del suo lavoro, ha molto senso teorico e pratico, doti che vengono apprezzate dai colleghi. Sperimenta presto la dimensione sociale del lavoro impegnandosi nella commissione sindacale all’interno dell’azienda.
Nel frattempo matura l’idea di raggiungere i fratelli dell’Istituto da tempo impegnati con l’Associazione Mondo Giusto in Africa, a cui aveva fatto visita in diverse occasioni negli anni precedenti. Così nel 1986 chiede l’aspettativa per qualche anno alla sua azienda AEM (che ottenne non senza essere stato osteggiato dall’azienda che ben conosceva la sua dedizione e la competenza professionale) per recarsi nel’ex Zaire, ora Repubblica Democratica del Congo. Lì mette a frutto la sua professionalità per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali. Pur fortemente impegnato sui progetti di sviluppo non è mai venuto meno alle relazioni con l’Italia inviando le sue riflessioni negli appuntamenti formativi che l’Istituto organizzava. Come anche era determinato, pur pressato da molte incombenze, a tenere fede ai momenti spirituali che la nostra vocazione richiede: preghiera, ritiri, esercizi spirituali; anzi li riteneva importanti proprio per alimentare il servizio generoso che la realtà africana richiedeva.
Non gli sono mancate esperienze drammatiche in particolare quelle vissute con Luigi Patelli durante il genocidio in Rwanda con il conseguente esodo di rifugiati nel Nord Kivu, regione congolese confinante dove risiedevano. Anche loro furono minacciati col fucile puntato alla testa dalle milizie rwandesi. Come pure è stato fortemente segnato nell’agosto 1995 dal massacro nel parco del Virunga di sei persone legate a Mondo Giusto che conosceva bene e con le quali stava lavorando.
Dopo aver riflettuto sul come “situarsi dove oggi c’è più bisogno” dal 2002 al 2008 vive una nuova esperienza collaborando con “Medici Senza Frontiere” in Angola, Sudan, RD Congo, Benin, Ciad, Liberia e Sierra Leone come responsabile dell’organizzazione logistica a supporto di altri volontari impegnati nei diversi progetti dell’organizzazione non governativa francese.
Riprende anche la collaborazione con l’ Associazione Mondo Giusto monitorando i progetti dall’Italia, con visite occasionali in loco. Successivamente assumerà la responsabilità di Presidente, rinnovata alcuni mesi prima del malore e condotta fino alla fine, anche se desiderava che ci fosse un rinnovamento.
Con grande caparbietà Renato ci ha richiamato alle esigenze richieste dalla nostra vocazione in termini spirituali, di tempo e di dedizione. Era un radicale in questo, era il modo di esprimere la sua appartenenza al Signore e il servizio ai fratelli. Era persona concreta; quando all’Istituto arrivava una persona che svolgeva un lavoro manuale era contento, perché in questo vedeva esprimersi in modo più visibile la dimensione secolare della nostra vocazione. Non per questo disdegnava lo studio, a cui spronava tutti noi, per conoscere sempre più le diverse situazioni dell’uomo d’oggi, in continua evoluzione, per condividerne fatiche, gioie e speranze. Non aveva la televisione in casa ma era aggiornatissimo tramite radio, giornali e internet; alcuni amici congolesi dicevano: “Era più informato di noi riguardo la situazione del Congo”

 

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