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Luigi Anghileri

Luigi Anghileri

Lecco 9 gennaio 1922 – 1949 - Lecco 30 gennaio 1966

Accade spesso quando si vive molto vicini a un amico, di considerare così normale, così naturale ogni rapporto con lui, da non rilevare ciò che invece tanto riccamente fonda quello stato di amicizia. Un distacco prolungato,ancor più la morte, rivela allora all’amico rimasto la forza di quella normalità, di quella naturalezza di rapporti.
Era per natura modesto, povero di spirito, nel vero senso, dotato di preparazione culturale assai arricchita (“ogni sera in cui non avrò impegni apostolici, scrisse in un suo commovente diario spirituale, starò in casa a studiare per la mia formazione culturale apostolica”) era sempre pronto ad ascoltare gli altri, sempre cauto nel dire la sua, moderato e benevolo nella discussione.
La sua norma era di stare ultimo; ultimo nel sistemarsi sul lavoro (alcuni amici di giovinezza al suo funerale ricordavano come esempio eroico la carriera che non fece nel lavoro e nel guadagno, per divenire impiegato poco rimunerato prima delle ACLI e poi della Parrocchia), ultimo negli incarichi pubblici e apostolici, ultimo nella ritirata di Russia dopo aver speso ogni mezzo ed energia per salvare i camerati.
Pareva il ritratto della salute a vederlo, non faceva certo parola facilmente dei suoi disturbi; era forse l’opposto del salutista; la malattia che lo uccise già lo aveva colpito otto anni prima, e vivere col cuor sospeso a aspettare che parta o no un embolo è come stare al muro senza potersi difendere; l’abbiamo visto soffrire, ma non aver paura.
Crescendo con lui dall’adolescenza alcuni si sono resi conto del profondo significato di certi mutamenti nella sua vita. Era un ragazzo generoso, sfrenato sportivo, irresistibile goleador, amante della compagnia fino a tardi; in pochi anni, ancor prima della campagna di Russia, è divenuto quello che molti hanno conosciuto, un amante di Cristo sopra ogni cosa ad ogni costo e il costo non è stato leggero.
In Germania dopo la Russia scrive nel suo diario che il Cappellano gli chiedeva sostegno spirituale, lui gli consigliava fedeltà e fervore nella meditazione.
Il suo Parroco di san Francesco a Lecco, dopo la morte di Luigi, dichiara che senza i consigli di Luigi non gli sarà facile risolvere tanti problemi apostolici. Certo, appariva tanto naturale in lui ogni sua dote proprio perchè fondata su una ricchezza di grazia veramente abituale e santificante.
La sua preghiera spesso si protraeva, ed era abitualmente alquanto sopra i limiti di tempo, per proposito. La sua povertà splendette alla morte: non si distaccò da nulla perchè nulla possedeva. E così brillò in ogni virtù, che veramente seppe sempre fondere in quella Carità che lo ha fatto così spontaneo e semplice amico di quanti lo avvicinarono.

 

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