Antonio Corbetta

Milano 22 ottobre 1911 - 1945 - Bolgare (BG) 10 novembre 1961
Esempio di fedeltà allo spirito dell'Istituto, lo amò e lo servì fino all’ultimo.
Aveva coscienza delle sue limitate capacità e con grande ma non ostentata umiltà lo affermava spesso.
Per questo si riteneva felice quando, non potendo fare di meglio, poteva aiutare nel modo a lui possibile coloro che erano impegnati.
Quante migliaia di chilometri avrà percorso la sua auto al servizio dell’Istituto? E con quale entusiasmo accettava ogni richiesta!
Era un aiuto prezioso il suo, non solo per il servizio materiale che prestava ma anche per la preghiera nella quale ci coinvolgeva;
inoltre, mentre noi si andava per le nostre incombenze, egli si rifugiava in Chiesa a pregare per il buon esito e se la Chiesa non c’era, pregava nella sua auto.
La sua attività industriale gli consentiva di disporre di una cospiqua quantità di denaro ma, era talmente distaccato da essi da cadere spesso in esagerazioni nel disfarsene;
costituiva una autentica penitenza per i suoi superiori che dovevano frenarlo con frequenti «no» alle sue richieste di spese per elemosina: a lasciarlo fare sarebbe stato sempre senza un soldo.
Un apostolato che lo entusiasmava era quello dei Santi Esercizi;
non si limitava alla proposta ma li accompagnava fino a Triuggio e li andava a riprendere.
Quanto abbiano beneficiato della sua carità opere buone e soprattutto conventi di clausura, Dio solo lo sa;
il suo vivere era di autentico povero: niente per sé, tutto per gli altri.
Ma soprattutto quanta preghiera! Figlio spirituale dell’indimenticabile Padre Fossati S.J, ne aveva ereditato lo spirito e pregava tutto il giorno.
Oltre le pratiche di regola, fate sempre esemplarmente, recitava l’ufficio divino e chissà quanti rosari.
L’essere in macchina con lui era un vero tormento: non lasciava tranquilli un momento: «recita un’altra corona» era la sua frase a pochi minuti dal termine della precedente.
«Essere umili ed oranti», ecco il suo insegnamento. Ascoltiamolo!»