Antonio De Cesaris

Monza 30 dicembre 1924 - 1950 - Monza 26 marzo 2020
Antonio iniziò ancora adolescente a lavorare presso un negozio di sartoria e merceria,
in seguito la sua occupazione fu quella di impiegato amministrativo presso l’Ospedale di Monza.
Antonio appartiene a quella generazione storica dell’Istituto formatasi nell’ambito della forte tradizione educativa
della Diocesi ambrosiana che ha condotto molti giovani ad una fede solida e robusta;
queste caratteristiche unite al suo temperamento deciso ne hanno fatto una persona generosa,
una vita totalmente donata nel servizio ai fratelli.
Espressione più viva di questa dedizione è stato il suo lunghissimo servizio come gestore dell’Eremo San Salvatore
dagli anni ‘50 fino all’inizio degli anni ’90.
La sua presenza ha costituito un richiamo a vivere la fede con impegno e per questo è stato uno strenuo
difensore della sobrietà e del silenzio.
Quando qualche comportamento non gli sembrava "ortodosso", in modo molto discreto,
senza troppe parole o con una semplice occhiata richiamava a evitare eccessive distrazioni e dissipazioni.
Molte generazioni di giovani, adulti, sacerdoti e religiosi hanno beneficiato di questo stile nel proprio cammino di fede.
Tante piccole cose all’Eremo ce lo ricordano, per esempio,
si diede molto da fare perché venisse recuperato il Crocifisso che era nella casa di ritiri usata dall’Istituto molti anni fa, in Via Aldini a Milano,
per essere collocato presso la tomba del professor Lazzati; una delicata attenzione perchè a Lazzati piaceva molto quel crocifisso.
Al termine del servizio a San Salvatore, Antonio, con slancio davvero generoso,
aderì all’invito del cardinale Martini di supportare il gesuita Paolo Molinari
nella gestione di una Casa di spiritualità (allora affidata alla diocesi) in località Tabga,
sulla sponda settentrionale del lago di Galilea.
Conclusa questa esperienza ritornò in Italia, continuando la sua attività impegnandosi come volontario
nella Casa di riposo San Pietro in Monza e nella quale, quando ebbe bisogno di assistenza fu ricoverato e trascorse i suoi ultimi anni di vita.
Antonio non perse mai la sua capacità di relazionarsi e a pochi mesi dalla morte,
durante un incontro con un fratello dell'istituto, gli confidò che stava meditando su cosa fosse l’Infinito,
cosa poteva significare la "beata contemplazione di Dio";
sembrava incredibile che una persona ricoverata da anni in una struttura per anziani,
con una routine quotidiana e con dei compagni di reparto molto limitati per non dire assenti mentalmente,
riusciva a mantenere vivo il desiderio di Assoluto…
Non possiamo dimenticare il forte legame che Antonio aveva mantenuto con don Giuseppe Dossetti,
fondatore della comunità monastica “Piccola Famiglia dell’Annunziata” di Montesole,
avendolo conosciuto negli anni 50' quando Dossetti aveva fatto parte dell'Istituto.
Antonio incuriosiva per il suo particolare modo di esprimersi, quando nei suoi interventi,
condivideva i suoi pensieri con uno stile molto originale, a testimonianza di questo ci piace ricordarlo con un suo scritto del 1995,
nel quale, raccontando di un incontro quaresimale per i giovani del 1946,
conclude la sua riflessione con queste parole:
Dunque l’esame di vocazione tramviario non è avvenuto sui temi della preghiera, dei voti, della secolarità;
anzi su di un tema ben diverso: il cristianesimo è vissuto in una situazione di minoranza feconda,
tema anche oggi di grande attualità.
Quanto ho scritto, in fondo, è soltanto per riconfermarmi in una tesi che oggi si sente più viva e drammatica.
La condizione in cui si trova la Chiesa è quella di uno sfarinamento che impedisce ogni aggregazione,
tanto più con il venire meno di tanti sostegni a volte costituiti da travi che direi “costantiniane”.
A conclusione non mi rimane che ripensare allo stile di Angelo (Viganò) e di tanti altri nostri fratelli,
che non si sono lasciati incantare e trascinare dalle onde delle maggioranze mondane.
Fatti più attenti e vigilanti, anche da richiami recenti,
ci si aiuti a vivere con rinnovata essenzialità lo stile di vita donatoci dal Signore con tante grazie particolari,
per essere umili e limpidi punti di riferimento là dove siamo chiamati a vivere.