Francesco Fedato

Visnadello di Spresiano (Treviso) 4 ottobre 1933 – 1958 – Treviso 22 dicembre 2017
Francesco non aveva particolari titoli di studio e svolge in un primo tempo l'attività di fornaio e poi quella di falegname; in seguito diviene operatore scolastico "non docente", o come si diceva più semplicemente una volta "bidello", presso una scuola superiore. Questa nuova situazione lavorativa si è trasformata in una vera opportunità, mettendolo a stretto contatto con il mondo giovanile. Così, lungo il cammino lavorativo di trentasette anni, Francesco si è sempre reso disponibile a dialogare con i giovani che frequentavano la scuola, creando anche qualche "sana invidia" degli insegnanti, per queste relazioni spontanee.
Ha poi ampliato questa sua attenzione ai giovani nella realtà educativa della sua diocesi. Per molti anni si è prodigato nell’organizzare percorsi di ricerca vocazionale, con settimane estive e ritiri mensili. Con tali iniziative, coordinando un’équipe di persone, permetteva ai giovani che le frequentavano, di confrontarsi con i diversi stati di vita vocazionali (matrimonio, sacerdozio, consacrazione religiosa e secolare).
Francesco ha altresì coordinato e seguito, con opportuna formazione, gli obiettori di coscienza che svolgevano un servizio alternativo al periodo di ferma militare della Caritas di Treviso. Inoltre non ha fatto mancare il suo apporto alla comunità parrocchiale, richiamando i laici ad un impegno fattivo nella Chiesa e nel mondo.
Una forte peculiarità di Francesco era la sua attenzione verso l’interlocutore che di volta in volta aveva davanti, la sua disponibilità all’ascolto per mettere a suo agio l’altro e per rendere possibile una relazione aperta e autentica; come anche la sua capacità di attendere il fratello per poter fare un passo insieme, senza strappi, aveva proprio a cuore cammini condivisi e uno spirito comunitario non comune.
All’amico padre Luigi Bassetto, Francesco aveva chiesto il compito di pronunciare l’omelia per il suo funerale. Un ricordo sentito, quello di padre Gigi, ma non malinconico, arricchito da una profonda amicizia e da una lunga frequentazione, il religioso somasco ha messo in evidenza la profondità della vita spirituale di Francesco, il primato dato alla Parola e alla vocazione, la consapevolezza di essere uno strumento nelle mani di Dio. Negli ultimi tempi, sapendo che era giunto al termine della sua vita terrena, aveva chiesto che il suo funerale fosse una "festa", e per rispettare il suo desiderio, il rito si è concluso, come doveva essere, con un corale Magnificat.