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Enrico Ghielmetti

Enrico Ghielmetti

Binago (Co) 2 marzo 1926 – 1957 - Agrate Brianza (Mb) 10 dicembre 2011

Educato dalla madre alla conoscenza di Gesù e ai doveri della vita, Enrico frequenta l’Oratorio, l’Azione Cattolica e il Cenacolo Diocesano, ambienti che gli permetteranno successivamente di conoscere anche l’Istituto. A suo dire, non si è mai trovato bene con i libri di scuola ma il corso professionale di meccanica e disegno di macchine, frequentato presso la Società d’Arti e Mestieri di Milano, gli permetterà di sviluppare la sua capacità di impresa.
Dal 1940 è apprendista meccanico, nel 1945 dopo una piccola parentesi di addetto alla produzione di piastrelle presso un cugino di Paderno Dugnano, è assunto come disegnatore meccanico in una ditta di condizionatori. Enrico svolge seriamente l’attività professionale e contemporaneamente con dedizione e tenacia anche il ruolo di sindacalista ed è proprio per il suo impegno sindacale che nel 1959 viene licenziato. Ma per le capacità professionali acquisite e apprezzate viene subito chiamato ed assunto da un’altra ditta come capo ufficio tecnico. Lascia solo un anno dopo questa azienda nel ruolo di direttore, per cimentarsi prima come artigiano e poi come imprenditore. Mettendo a frutto le sue doti tecniche e commerciali, nella restante vita lavorativa, con altri soci fonda una serie di aziende che intrattengono attività anche in paesi extraeuropei.
Lo spirito imprenditoriale di Enrico non si è limitato nell’ambito lavorativo, ma si è allargato anche alla dimensione missionaria e di promozione umana. Dal 1969 sostiene e visita alcuni fratelli dell’Istituto, volontari in Africa, riuniti poi nell’associazione Mondo Giusto di cui è socio fondatore. Nel 1973 fonda il CESPI – Centro Studi Problemi Internazionali - che diventa scuola di formazione a sostegno delle Associazioni e gruppi che operano nei paesi in via di sviluppo. E’ stato, inoltre, socio fondatore della Pro Loco di Binago, suo paese natale.
Anche la sua ultima parrocchia di Agrate Brianza è stata toccata dalla creatività di Enrico. Membro del Consiglio parrocchiale, si è impegnato nella riorganizzazione dell’Archivio Parrocchiale; con la collaborazione di un amico ha curato alcune pubblicazioni che ricostruiscono storia e personaggi della sua città.
Nei vari passaggi della sua vita Enrico ha sempre riconosciuto le grazie e i doni che il Signore gli ha riservato. I fatti concreti della vita, anche spiacevoli, sono stati occasione di conoscere sempre più Gesù di cui era innamorato.
L’esperienza di povertà della sua famiglia di origine, evocativo della vita di Gesù a Nazareth, ha sempre rappresentato per Enrico un criterio di vita e di discernimento; per scelta non ha mai voluto una casa in proprietà.
Diventato imprenditore non si allontana dai lavoratori, anzi, tra le prime esperienze percorse c’è anche la realizzazione di un’azienda, con la compartecipazione agli utili da parte di tutti. L’esperienza non dura molto, ma l’attenzione ai lavoratori rimane sempre viva. A volte riprendeva i suoi operai che lavoravano in modo sbagliato, chini o per terra, quando invece potevano lavorare più comodamente su un tavolo e con le attrezzature più idonee. Enrico non ha mai voluto segretare o brevettare quanto prodotto dall’attività professionale.
L’incontro dell’Istituto per Enrico ha rappresentato il punto di unificazione di quanto vissuto nel profondo; il desiderio di donarsi completamente a Gesù, il servizio al prossimo, lo svolgere bene il proprio lavoro e fare bene il proprio dovere insegnatogli dalla mamma. Enrico ha sempre assegnato all’Istituto un valore soprannaturale per la sua vita, cercava di essere sempre presente agli appuntamenti, pur con qualche fatica è stato con noi anche nell’ultima vacanza estiva.
Enrico ha saputo trasformare il venir meno della sua autonomia fisica come opportunità, come momento di grazia; diceva che gli si erano aperti spazi di preghiera, di maggior intimità con il suo Signore, spesso lo abbiamo visto passeggiare all’Eremo, un po’ insicuro, ma con le cuffie mentre riascoltava una meditazione.
Quante ore trascorse davanti al tabernacolo, quanti Rosari, non per devozionismo ma per amore e pregava per tutti, da intercessore. Molte sono le persone della sua parrocchia che si sono rivolte a lui per un ricordo nella preghiera. La presenza delle molte persone alla veglia di preghiera ed ancor più ai funerali hanno rappresentato bene la riconoscenza di parrocchiani e cittadini. Anche gli interventi su Enrico, svolti durante i funerali e i commenti ascoltati, lungo il tragitto verso il cimitero, ne danno testimonianza.
Grazie Enrico della tua testimonianza, contiamo sulla tua frase riportata dai tuoi parrocchiani sotto una tua fotografia resa disponibile nella camera ardente: “Vi saluto tutti, ci vediamo in Paradiso!”

Antonio M. V.

 

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