Severino Grancini

Milano 5 febbraio 1913 – 1952 – Cannero Riviera 23 dicembre 1977
Nel giorno della festa del Protomartire Stefano, quando una folta schiera di amici, di conoscenti e di beneficati seguiva la salma di Severino, nell'inno liturgico del 26 dicembre sono scritte queste parole: «Amico del Signore, egli giunse alla gloria per la via della croce». Questi versi sono perfettamente applicabili alla vita di Severino dopo sedici anni di penosa malattia.
Era un uomo, per il quale, per la sua abitudine e la sua modestia, si dovrebbe scrivere poco e tacere molto per concretare le lezioni che egli ci ha dato, come ricordava il parroco durante l'omelia.
Compì gli studi di ingegneria industriale elettrotecnica al Politecnico di Milano dove si laureò nel 1936, in seguito, nel 1938
si specializza in radiotecnica, lavorando come ingegnere alla «Voce del Padrone», dove si fabbricavano apparecchi radiofonici.
Compì il servizio militare come ufficiale nel genio radiotelegrafisti; richiamato alle armi nel 1939 e, dopo essere stato assegnato ai fronti bellici, l'8 settembre 1943 venne fatto prigioniero dai tedeschi e trattenuto in prigionia in Polonia e Germania.
Nell'ottobre 1945 venne assunto come ingegnere nella fabbrica delle valvole termoioniche della Osram Telefunken a Milano, e vi rimase fino al novembre 1950. Nel novembre del 1950 venne invitato dalla PHILIPS, sede Centrale di Milano ad assumere il lavoro nel Reparto Radio e Televisione. Dopo un anno di tirocinio in Olanda nel 1951, venne incaricato della direzione nello stesso reparto Tecnico Commerciale.
Svolse nell'Istituto il compito di formare i giovani dal 1954 al 1970, nonostante già dal 1961 la malattia cominciò a manifestarsi, riducendo la mobilità alle mani; nel 1970 scriveva: «Ho dovuto farmi aiutare nel mangiare, nell'andare a letto e ad alzarmi». La sua infermità negli ultimi anni veniva accentuandosi, impedendogli oltre che di camminare, di parlare e negli ultimi mesi anche di leggere. Mai però la sua coscienza e la sua sensibilità diminuirono nei riguardi di chi aveva rapporti con lui.
Ad amici che lo visitavano mostrava la sua gioia, il suo gradimento e la sua adesione alla volontà del Signore.