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Ottorino Navoni

Ottorino Navoni

Vellezzo Bellini (Pavia) 29 dicembre 1921 – 1957 – Rho (MI) 29 dicembre 2011

Dopo gli studi professionali svolse l'attività di impiegato, in seguito fu addetto al servizio sociale e di infermiere in una fondazione per allievi edili.
Nel 1982 fa della Casa di Riposo "Perini" (Fondazione Restelli) di Rho la sua residenza, occupandosi degli ospiti in essa ricoverati senza riserve di tempo ed energie, con uno stile semplice, silenzioso e di nascondimento.
Poi c'erano le persone che venivano a fargli visita: “i suoi ragazzi” della scuola convitto in via Paravia, dove era stato Direttore, Amministratore, Consigliere spirituale, Infermiere… I “suoi ragazzi” della scuola per allievi muratori, adesso avevano moglie e figli, venivano con piccoli doni a dire la loro riconoscenza per quello che egli era stato per loro: un amico sincero che aveva cercato solo il loro bene.
Quando la malattia della cognata indusse il fratello Egidio ad avvicinarsi ad Ottorino per avere un aiuto nella cura della moglie, rattrappita e incapace di comunicazione normale, Ottorino divenne il suo infermiere e il suo angelo custode. I medici dissero a lui di vegliare anche sulla salute del fratello che non era in grado di sopportare l’impegno di accudire in tutto la moglie. Così Ottorino lasciava libero il fratello di ritornare nella sua casa di S. Donato due o tre giorni la settimana (secondo le indicazioni dei medici), come pure di fare delle uscite dal Perini per svagarsi un momento, si arrivò al punto che Aldina voleva le cure di Ottorino anche quando Egidio era presente.
Suo l’impegno organizzativo ed economico di ospitare ogni anno, per alcune settimane nel periodo estivo, cinque o sei chierici di teologia del seminario di Venegono, per esperienze di assistenza agli anziani.
Uno degli aspetti più peculiari dell'esistenza di Ottorino fu il suo essere riferimento e consigliere per moltissimi, adulti e giovani, tra i quali anche parecchi seminaristi della Diocesi di Milano, fino agli ultimissimi giorni della sua vita, tanto che i medici furono costretti a imporre una limitazione del numero di visite nella sua stanza della casa di riposo. Alcuni sono tornati a celebrare una delle loro prime Messe al Perini, riconoscenti di quello che Ottorino aveva dato loro.
Ottorino pregava molto, in particolare al mattino presto prima di mettersi al servizio per la colazione degli ospiti di casa “Perini” e a sera, dopo cena, in Cappella per lungo tempo.
Allora si capisce la devozione che molti avevano per lui, sia tra il personale che tra i volontari o gli amici. "Lei non dovrebbe fare altro che conservare il suo sorriso" le disse una signora che lo incontrava venendo a trovare un ospite. Un sorriso sincero, che veniva dal cuore, ma partiva da lontano: dal suo amore al Signore. Chi lo incontrava una volta, voleva rivederlo, parlargli. Per le religiose, straniere, a volte poco pratiche con l’italiano, divenne l’insegnante di lingua, tutte lo chiamavano "fratello". Il fratello di tutti, del personale, degli ospiti, dei parenti e visitatori. Traspariva in lui la scuola di don Calabria alla quale era cresciuto: il rinnegamento di ogni orgoglio, la fuga di ogni notorietà, la disistima profonda del suo operato.

 

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