Ettore Oltrabella

Sestri Ponente (GE) 18 settembre 1921 – 1947 - Milano 19 dicembre 1950
La formazione scolastica di Ettore, si conclude dopo i tre anni di avviamento professionale.
Appena compiuti i quattordici anni incominciò a lavorare come garzone di farmacia;
poi passò a fare il cesellatore ed a sedici anni entrò come fattorino alla CIBA,
una grande industria farmaceutica, dove in seguito divenne impiegato e infine capo dell'ufficio vendite.
Nel 1940, durante il servizio militare nel corso della seconda guerra mondiale,
Ettore contrae una malattia per allora gravissima, la nefrite che lo porta per ben due volte al punto di dover ricevere l'estrema unzione;
questa malattia lo accompagnerà nella sua breve ma instancabile vita.
Sentiva una forte attrattiva per le attività caritative, tra di esse svolse l'incarico di segretario nella Croce Bianca.
Scriveva sui giornali con frequenza ma, vive nel nascondimento, infatti poche ore prima di morire,
chiede agli amici di bruciare i suoi manoscritti.
Per la sua capacità nel proporre ai giovani la concezione cristiana ed apostolica della vita spesa
nella testimonianza del Cristo negli ambienti familiare e professionale, ed il suo impegno ad
aiutare i ragazzi a superare le crisi di fede e di purezza, nonché attraverso l'entusiasmo col quale
indicava ai compagni la via per le alte mete spirituali, gli fu affidato il compito di formare i dirigenti parrocchiali.
Ettore considerò tale incarico (propagandista) come una personale amorosa chiamata a una
particolarissima forma di apostolato che, staccandolo dal piccolo circolo degli amici, lo avrebbe
maggiormente identificato al Cristo faticosamente itinerante di paese in paese e annunciante al
cuore di ogni uomo la "buona novella". Egli annota nei suoi ricordi un sintetico programma: "Il
propagandista deve essere fondato su Cristo, deve imitare Cristo, deve immedesimarsi a Cristo";
il trinomio del suo perfezionamento è così indicato: vita interiore, apostolato, amore per Maria Santissima.
Affettuoso, sinceramente cortese, franco e deciso, Ettore era fedele nella preghiera, preciso nel
lavoro, ed una guida in grado di proporre gli strumenti per una vera vita cristiana come gli esercizi
spirituali, le giornate di ritiro e la vita di pietà, tutto questo raggiungendo i molti paesi della diocesi
milanese; compiendo questa missione nel silenzio, nell'umiltà, in mezzo ai disagi, alle fatiche, senza un lamento.
La sua malattia dovrebbe indurlo a cercare momenti di riposo ma, non è da lui; nel 1950, Anno
Santo, sostiene grandi fatiche per organizzare i pellegrinaggi alla Sede Apostolica. Il male si fa più
acuto, dopo un periodo di degenza in ospedale, le sue condizioni sembrano essere migliorate
quando improvvisa si annuncia l'ultima crisi, dopo aver salutato gli amici, al termine del santo
rosario recitato con profonda devozione, rende l'anima al Signore.