Giulio Pacioni

Pofi (Frosinone) 22 dicembre 1918 – 1960 - Frosinone 28 ottobre 2007
Professore di lettere, Giulio era un grande appassionato di greco pur non avendolo mai insegnato a scuola.
Ha vissuto la sua vocazione con un accentuato senso della povertà e con l'alimento che quotidianamente gli veniva dalla Scrittura, meditata e pregata direttamente nell'originale testo greco, Giulio si avvicinava a quegli scritti con singolare passione, ritornando continuamente sugli stessi, fino a conoscerli a memoria.
In alcune circostanze sostituiva con competenza e penetrazione il padre predicatore, venuto meno per motivi vari, tanti nell'Istituto eravamo colpiti da questa sua passione e dal suo acuto desiderio di scendere nelle profondità della Parola di Dio.
Sapeva scavare nelle singole parole per cogliere il vero significato spirituale che era contenuto nel testo;
nelle sue riflessioni ci aiutava a comprendere il differente significato del concetto di povertà:
resch (povertà materiale) e ebion (privo di qualcosa, curvo, fisicamente contorto).
Un altro concetto che amava fosse chiaro è upomonè che significa "rimanere sotto", "la fedeltà e non solo la pazienza".
Paolo, egli diceva, si vantava di "rimanere saldo nella fedeltà a Dio (è la fermezza) anche nella tribolazione".
Anche Luca, nella parabola del seme che cade in terra, realizza la "upomonè" (è lo stare sotto terra che porta frutto).
Lo stare "sotto la croce" è "upomonè" e unisce il presente con il futuro: stare sotto la parola del Padre, come Cristo e ogni cristiano.
La sua fedeltà alla preghiera lo portava a non misurare il tempo ad essa dedicato ma estendendo il dialogo con il Signore per l'intero arco della giornata.
Commentando un articolo delle Costituzioni dell'Istituto, Giulio ha scritto:"Ecco la preghiera sorgente per la nostra sete di Incarnazione; non evasione dalla realtà, non sterile ripiegamento consolatorio di fronte alle "lacrime della storia" ma, fame della volontà del Padre, da tradursi nella concretezza del quotidiano, un "cibo" ricercato a lungo, (Gesù il secolare-consacrato per eccellenza, passava le notti in orazione) che ci dà la forza per la nostra "con-passione" con il Cristo. Se la preghiera è comunione di vita con Gesù, oserei dire che essa è tutto; impensabile perciò ridurla a semplice adempimento burocratico".