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Fabrizio Panozzo

Fabrizio Panozzo

Thiene (Padova) 25 settembre 1965 – 1999 - Thiene 1 gennaio 2014

Fabrizio aveva compiuto gli studi di segretariato d’azienda e aveva conseguito il baccalaureato di teologia a Padova. Durante il periodo di servizio civile come obiettore di coscienza presso le Cucine Popolari di Padova, incontra don Giuseppe Maniero, storico direttore della Caritas, che lo coinvolge nelle attività dell’associazione Fraternità e Servizio, fondatrice qualche anno prima della cooperativa sociale Polis Nova. Sempre più attivo nei progetti verso gli ultimi, costituisce con altri soci di Polis Nova una nuova cooperativa, destinata a offrire un’accoglienza residenziale a persone con disabilità e disagio psichiatrico: nasce così Il Portico, di cui è presidente e coordinatore fin dalla sua costituzione, nel 1994.
Quando si visitava Fabrizio all’interno delle strutture della cooperativa e nella comunità alloggio, si rimaneva colpiti dalla pacatezza e dalla semplicità con cui trattava persone e situazioni, al punto che era proprio il visitatore a sentirsi, in qualche modo, anormale. Si capisce bene come sia stata apprezzata la sua naturale capacità di trasmettere tranquillità al suo ambiente, non privo di problemi complessi.
Vent’anni che lo hanno visto protagonista su diversi fronti: lo sviluppo della cooperativa, fino all’avvio di 8 strutture; l’impegno in Confcooperative Federsolidarietà, nella quale ha ricoperto incarichi anche a livello nazionale e di cui era presidente provinciale e vicepresidente regionale; un ruolo di primo piano presso la Commissione Regionale Salute Mentale; il lavoro in parrocchia a Montà e la collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova.
Sempre appassionato e in prima linea, tanto da aver scelto di vivere fino a pochi mesi prima della morte, in appartamenti presso i giovani con disagio psichiatrico, Fabrizio incarnava il vero spirito dell’imprenditore sociale e i valori della dottrina sociale della Chiesa, di cui era promotore attivo. Roberto Baldo, coordinatore Gruppo Polis, lo ricorda così: «Fabrizio era un amico, uno di noi, uno dei pilastri della costruzione delle nostre cooperative, un innovatore: ha saputo ideare proposte capaci di trasformare radicalmente e migliorare il rapporto tra pubblico e privato sociale in ambito disabilità e salute mentale, creando nuove e più efficaci modalità di lavoro. Attraverso la cooperativa Il Portico ha dato vita a nuovi modelli per rispondere ai bisogni sociali del territorio, divenendo un punto di riferimento regionale e nazionale nei tavoli di lavoro dedicati alla tematica della salute mentale».
Un pensiero arriva anche da Ugo Campagnaro, presidente Confcooperative Federsolidarietà Veneto e Confcooperative Padova: «Un amico, un collega prezioso, un punto di riferimento nei rapporti con le istituzioni, che ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo di nuove pratiche in ambito psichiatria e alla crescita del servizio civile nel nostro territorio. Una persona capace di coniugare efficienza e attenzione alla buona gestione economica, consapevole che i fondi destinati ai progetti appartenevano a tutta la comunità».
Nel Duomo di Thiene gremito di persone e molti sacerdoti, il rito funebre vissuto intensamente, è stato luogo di testimonianza e di gratitudine verso Fabrizio. Nella sua purtroppo non lunga avventura terrena, con la sua fede e la sua mitezza, ha fatto avvicinare tante persone, ai problemi della disabilità, psichica in particolare. Ci ha fatto capire che queste persone hanno dei diritti, e per questi loro diritti bisogna impegnarsi. Una sua parente ha raccontato che grazie a Lui molti di loro sono stati coinvolti nell’accoglienza – anche nella propria casa - di persone psichicamente disabili e con queste hanno incominciato a tessere un rapporto di amicizia. La sua vita nel settore della disabilità, è stata sempre vissuta con amore e dedizione; amore e dedizione di cui gli stessi pazienti ne erano consapevoli.

In occasione della inaugurazione della comunità "Abitare il Tempo" a Padova, Fabrizio disse:

Perché nominare una Comunità Alloggio “Abitare il Tempo”?
Tutte le nostre strutture si identificano in un nome che conferisce loro un significato profondo, legato alla tipologia di percorso che gli ospiti di esse sono invitati a compiere. Il nome Abitare il Tempo deriva dalla modalità di vivere il tempo da parte dei pazienti con importanti disabilità psichiche: senza ruolo sociale e senza progettualità il tempo si svuota di significato e la vita trascorre sempre uguale e scandita solo dagli “impegni” derivanti dalla malattia: Attività nei centri diurni, visite mediche, controlli, ricoveri e dimissioni, ecc... Ci siamo chiesti se nella malattia sia possibile vivere il tempo in una dimensione diversa, nuova. La nostra risposta è stata positiva, grazie alla formazione costante abbiamo capito che era possibile aiutare i nostri ospiti a conferire senso nuovo al tempo. È facile comprendere dunque come il nome della nostra Comunità Alloggio diventi l’auspicio che il nuovo abitare sia scandito da una diversa “dimensione tempo” in relazione ad una rinnovata progettualità di vita e all'assunzione di ruoli nuovi, validi e significativi per la persona.
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Pensando alla sempre crescente esigenza di lavorare costruendo relazioni significative tra gli attori che in vario modo concorrono alla realizzazione dei servizi alla persona, Vi saluto con una piccola frase di un grande uomo e vescovo, Don Tonino Bello: "Occorre spalancare la finestra del futuro progettandolo insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme. Da soli non si cammina più".

 

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