Giuseppe Restelli

Rho (MI) 8 agosto 1924 - 1953 - Rho 28 novembre 2007
Prodigatosi per tutta una vita nell'aiuto al prossimo con le molteplici attività che il suo energico temperamento lo portava ad affrontare, Giuseppe Restelli (Peppino per chi lo conosceva), comprende a 17 anni la sua missione quando assiste al ritrovamento di una anziana donna che sola in casa, muore per il freddo.
Dall’avvio (1955) della casa di riposo “Norberto Perini” di Rho, progressivamente ampliata e ristrutturata, al progetto della Cascina Poglianasca di Arluno (1990), per accogliere handicappati fisici, disabili psichici, ex detenuti, ragazze madri, bambini di famiglie disagiate, si dipana l’impegno di un cinquantennio di lavoro all’insegna del motto paolino “In caritate fundati et radicati”.
Mentre lavora in Comune e intanto frequenta l’università, sceglie di entrare nella Resistenza. E' protagonista ed è in prima fila con il Comitato di Liberazione Nazionale a festeggiare la fine della dittatura nazifascista. E quegli anni, segnano la sua vita: la battaglia per la libertà e la democrazia rimarrà un punto saldo del suo carisma.
Fra i partigiani conobbe (Enrico Mattei, Eugenio Cefis, Giovanni Marcora) uomini destinati a rivestire ruoli sempre più importanti negli anni della ricostruzione e dello sviluppo nazionali. Con essi stabilì rapporti duraturi, anche se di diversa intensità, in modo particolarmente con Mattei.
Fu direttore generale dal 1965 al ‘69 della Segisa Editrice, che finanziava il quotidiano “Il Giorno”, e dal 1970 al 1975, ricoprì l’incarico di presidente della Nei, società editrice del quotidiano cattolico “Avvenire”. Un incarico, questo, voluto da Paolo VI, legato a Peppino da un legame di profondo affetto e di rispetto reciproco fin dagli anni vissuti all’arcivescovado milanese.
“Uomo del fare”, ma lucido nelle intuizioni e nelle scelte da compiere, Restelli interpretò il suo “farsi prossimo”, puntando su strutture assistenziali di prim’ordine e servizi di cura altamente qualificati; con un particolare importante: tutto doveva essere in funzione della singola persona in difficoltà. Una vita spesa con tanto impegno e generosità si fondava nella sua profonda spiritualità, sorretta da vivo senso dell'essenzialità evangelica, il cui nucleo centrale, la caritas, era da lui tradotto nel servizio concreto agli “ultimi”. Uomo religioso fin nel midollo, Restelli propendeva per un'interpretazione sine glossa della vita cristiana. Incurante di ogni “prudenza” mondana, si proponeva con stili testimoniali “diretti”, che talvolta potevano persino imbarazzare chi non aveva la sua semplicità di spirito. Tutto donato a Dio, ma, nel medesimo tempo, tutto donato agli uomini, specialmente ai più bisognosi. La diaconia verso il povero trovava fondamento e alimento nel rapporto personale con il Signore (il suo “Padrone”, com'era solito dire). Scrisse:“Ho detto: attento Peppino, i doni che hai non sono tuoi, sono di Dio, devi usarli non per il tuo tornaconto e i tuoi punti di vista personali.
L’amicizia con Gesù è fondamentale, perciò non puoi tradirla”.